mercoledì 20 febbraio 2013

Educazione

Dopo l'intervento di Claudio Bisio a Sanremo di sabato sera, 




non ho potuto fare a meno di andarmi a  rivedere un vecchio corto di Bruno Bozzetto:


Pensatela come volete, magari queste sono a detta di alcuni (o di molti, chi può dirlo) manifestazioni di scarso patriottismo, ma per come la vedo io, noi siamo patrioti solamente quando gioca a calcio l'Italia: allora si, cantiamo anche l'inno nazionale!
Tutto il restante tempo della nostra vita, chi più chi meno si arrangia e molto spesso a danno degli altri:  danneggiandoci a vicenda, non facciamo molta strada.
Il problema secondo me è la nostra educazione, ma non solo quella intesa come il non imprecare, non bestemmiare, non mettersi le dita del naso, dire grazie e prego, ecc. ecc. ecc., quanto piuttosto il senso civile dei rapporti, il rispetto della cosa pubblica che è di tutti e non di nessuno, il pensare al futuro guardando gli anni in là a venire in cui nuove generazioni dovranno vivere quanto meno nella decenza e non ad imbroccare l'affare di oggi

Due esempi semplici semplici di vita quotidiana:

1) sono in automobile a velocità spero accettabile per un centro abitato e nello specchietto retrovisore noto una macchina, che viaggia abbastanza sparata. Dico: va beh. Mi immetto in una rotonda e quando sto per uscirne dei passanti sono lì ad attraversare le strisce pedonali davanti a me, li vedo e freno con una certa energia per farli passare. Dietro vedo piombarmi nel sedere l'autovettura di cui sopra che mi schiva al pelo e l'autista strombazza alla grande, mi supera e non si pone il minimo problema dei pedoni e delle strisce.

2) L'altra sera ero in bicicletta, appesantito sul treno posteriore da una delle mie creature e quindi una volta presa velocità con questo veicolo a due ruote, approssimandomi a delle strisce pedonali, a causa della velocità raggiunta, della massa rappresentata da me con creatura e bicicletta, la forza d'inerzia messa in gioco contrasta parecchio la mia azione frenante e quindi rallento con molta fatica e non riesco a fermarmi per far passare una ragazzina che aveva cominciato ad attraversare la strada e che, vedendomi giungere un po' troppo velocemente, fa un parziale dietro front e poi, quasi ridendo, passa dietro e non davanti a me. Mi sono permesso di chiederle scusa.

Al nord, se sei sul marciapiede corrispondente alle strisce, le macchine si fermano e ti fanno passare. Non esiste alternativa comportamentale e non esiste neppure la situazione del pedone che comincia a fare il zig-zag tra leautomobili attraversando la strada ben lontano dalle suddette zebre asfaltate.
Ora, potrà essere tutta una questione di cultura generale, ritmi della vita, tutto quello che vi pare, ma mi risulta che l’art. 191 del Codice della Strada, modificato nel 2010 al comma 1 (Legge 29.07.2010 n. 120.), dica chiaramente che il conducente di un veicolo a motore, nell’avvicinarsi alle strisce pedonali prive di semafori o agenti, deve “dare la precedenza, rallentando e all'occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali".
Questo è il nostro codice della strada, non quello di un altro paese, giusto per ricordarlo.
Ok, la bici non è un veicolo a motore, ma non credo si possa giocare al "bambina 100 punti, famiglia 450" quando ci si sposta su un veicolo mosso dalla forza motrice degli arti inferiori che può raggiungere tranquillamente una velocità di 15-30 Km/h se opportunamente lanciato anche sulle strade cittadine.
Il fatto che poi cittadino in veste di pedone, accetti la filosofia del "passo, non passo, aspetto, e dai, mi fate passare?" significa che una volta alla guida, come tutti gli altri, accetterà il principio di "aspetta, e aspetta, passo prima io che ho fretta".

Se avete voglia, leggetevi questo post in Ottagono Irregolare, semplice ed illuminante, per me.

Adesso, sempre se avete voglia, ci mancherebbe, pensate alla vostra giornata media  (non mi astengo dal farlo), a tutte le azioni che entro sera avete compiuto, riflettete a quante volte avete infranto le regole, perchè "tanto non succede niente".

Io, per quello che mi riguarda, non credo di aver diritto di lamentarmi di come vanno le cose qui da noi, perchè dal più piccolo atto di vita quotidiana alla più grande decisione governativa siamo sempre e costantemente pervasi dalla nostra italianità, che il mondo così tanto ci invidia.

E voi?

sabato 16 febbraio 2013

Dieta o non dieta...


Prendo lo spunto da un una situazione reale. 
Una mia conoscente che ha superato da un po' la cinquantina, assolutamente pimpante, piena di energia, sciatrice, camminatrice, un treno insomma, ha deciso di riprendere il controllo del proprio peso (meno di una decina di chili, intendiamoci) e quindi, dopo una fase di preparazione teorica, eccola in pista con tanto di dieta iperproteica (non farò né nomi né cognomi per ragioni già spiegate in parte nella premessa). Qualche anno fa si era cimentata in un'altra dieta, personalizzata per l'occasione da un professionista della nutrizione, con buoni risultati. Quello che poi è successo è cronaca alimentare quotidiana, visto che il faticosamente perso è stato facilmente recuperato.

E quindi? Il punto è che se parlottate in giro, soprattutto con le vostre amiche giovani e non più giovani,  incontrerete un sacco di persone si mette o rimette a dieta, magari a distanza anche di pochi anni. 
Ora, poi, va di moda sovraccaricarsi di proteine, manco si fosse tutti dei culturisti in fase di preparazione alla gare.

Intendiamoci, io non ho una opinione negativa sulle diete, ci mancherebbe: ci sono diete che ti salvano la vita come quella per i celiaci, quella per gli ipercolesterolemici e dislipidemici vari e così via.
Sono semmai impaurito dalle diete ipocaloriche, dimagranti, per le quali il corpo viene sottoposto ad uno stress talmente intenso da poter a volte essere paragonabile  quello indotto dalla chirurgia bariatrica che si propone ai grandi obesi. Senza poi dimenticare l'effetto fisarmonica che ho visto colpire parenti, amici, conoscenti. 
Mi direte che non è così, che le nuove teorie alimentari portano a stabilizzare il peso grazie a fasi di mantenimento prolungate. 
Sarà, ma io sono terrorizzato all'idea che uno perda chili su chili in breve tempo con l'obbligo di bere come un'idrovora perché altrimenti rischia di stare male (insufficienza renale, cardiopatia ed ipertensione, diverticolite, per citare qualche patologia segnalata). 

Ma il vecchio buon senso dove è finito? Scusate ma proviamo a fare una analisi della situazione da un punto di vista pratico: tanto consumi in termini energetici, tanto devi mangiare. Se mangi di meno perdi peso, se mangi di più lo prendi. E' facile, è matematica, o no?

Negli ultimi 20 anni abbiamo smesso di correre (inteso anche come ritmo di vita), stiamo ore e ore dietro una scrivania, facciamo una colazione striminzita, mangiamo un panino al volo a pranzo o a volte invece con i colleghi, (paga la ditta) ci spariamo un bel pranzetto in trattoria o affini, arriviamo la sera a casa stanchi ed affamati e allora via di primo, secondo, assaggino di formaggio (e che diamine!), frutta che non non ci sognamo mai di mangiare fuori dai pasti, ci spaparazziamo sul divano con un bel liquorino, magari un dolcetto, senza dimenticare lo spuntino  precena  a base di patatine, tartine …  altro? 
E' forse necessario un dottore per capire che stiamo mangiando male e troppo rispetto a quello di cui abbiamo bisogno?
Parliamoci chiaro: da quando noi esseri umani siamo diventati coltivatori ed allevatori, tutto è cambiato nell'alimentazione, ma la nostra biologia non tanto. Quindi, ancora oggi, se mangiamo più del necessario, il nostro corpo immagazzina per ipotetici tempi duri o per l'inverno, ma noi non andiamo in letargo! 

Allora, appesantiti, sentendoci in colpa, ci buttiamo nella dieta ipocalorica di ultimo grido, glorificata anche da personaggi famosi che mostrano gli ottimi risultati ottenuti in breve tempo. Peccato che poi non sempre questi super vangeli alimentari siano supportati con favore dalla letteratura scientifica e, se si controlla meglio, l'effetto "fisarmonica" è sempre dietro l'angolo, perché tanto più brutale è il calo di peso, tanto poi è più facile riprendere i chili appena si ricomincia a mangiare "normalmente" o a sgarrare un pochino. 
Ma senza andare a scomodare la pubblicazione su rivista indicizzata o gli espertoni, ricordiamoci che il corpo umano è fatto di proteine, grassi, carboidrati (tranquilli anche quelli, non servono solo come fonte di energia), acqua, minerali, vitamine ed un sacco di altra roba. Domanda:  ha senso quindi togliere un sacco di alimenti ed assumerne solo alcuni in quantità industriale? E ancora: se sono anni che mangi e pesi per 3, quei 3 lì che sei tu, nutrendoli con poco poco, collassano, gli viene una scrotociclosi da paura e tu poi stai male, ma male veramente ed alla fine, frustrato ed insoddisfatto nel palato e nella mente facilmente tornerai alle vecchie abitudini per coccolare i tuoi tre ego corporei martoriati. 

Non è mia intenzione dire cosa mangiare, come, quando; siamo italiani, con il dono una arte culinaria che propone di tutto e di più, con un livello culturale medio che ci consente di organizzare un menu ultra sensato ed in quantitativi adeguati. 
Ma se proprio devo dirne una, facciamola questa benedetta prima colazione! e pure la seconda! Evitiamo magari di caricare la sera con l'introito calorico principale, va tutto in deposito perché andiamo a dormire: non siamo adolescenti in crescita ma adulti che devono stare in piedi e mantenere la propria struttura organica.
E sempre applicando il buon senso: pesando 100 kg e dovendo invece viaggiare a 70 per non rientrare nella categoria obesi, partire in tromba con una quantità di calorie per uno di 60 è una follia, fa male, si diventa matti e a lungo termine spesso non funziona. Abituiamoci all'inizio a mangiare per uno di 90, magari 95 se è dura, e pian piano caliamo.  
Non possiamo pensare di perdere alla velocità della luce, pretendendo pure di stare bene, chili accumulati in anni di gozzoviglie e di stile alimentare indecente. Il corpo si è abituato a pappare tutta quella roba e quindi lo dobbiamo rieducare non ingoiarla più, in un tempo adeguato e proporzionale ai chili da perdere ed agli anni trascorsi ad impinguare.  Quindi se viaggiamo a 150 gr di pasta per due volte al dì, scendiamo all'inizio magari a 130 per un po', riduciamo un pochino il condimento, alleniamo la mente e lo stomaco a sentirsi sazi con un po' di meno e via via sarà più facile nel tempo arrivare ai fatidici 80 gr a porzione, diventerà la normalità.
E muoviamoci, caspita! Inserire una passeggiatina in un ritmo casa-macchina-lavoro-macchina-casa, interrotto solo dall'assunzione di cibo, magari potrebbe non essere una cattiva idea. E' dimostrato che una mezz'oretta, se poi fatta tutti i giorni, di passeggiata a buon passo cambia la qualità della vita. Certo, l'attività fisica sarà un valore aggiunto.

Forse il mio approccio è troppo semplicistico, ma in fondo, se per stare in piedi mi servono 2000 calorie giornaliere, di 4000 che accidenti me ne faccio? Se voglio tornare a pesare 73 kg come quando ero un giovanotto aitante, perché diavolo devo mangiare solo 3 di tutti quegli alimenti ed elementi necessari per campare, sovraccaricando gli uni e rendendo carenti gli altri, alterando la composizione chimica del mio corpo, garantendomi una capatina in ospedale? Boh? Meglio magiare di tutto, un po' meno, nella tempistica giusta, concedendomi anche i giusti strappi alla regola (lo fanno pure gli atleti!). 
E se proprio necessito di un gendarme, ben venga il nutrizionista che sicuramente mi stimolerà verso un comportamento alimentare adeguato, diffidando però di chi promette risultati duraturi in poco tempo, soprattutto se con sostituti del cibo, strane poltiglie o, peggio ancora, piccole magiche.

Note
1) Quanto sopra, rispecchia una opinione innanzi tutto, non è un trattato scientifico e vuole, se mai, dare qualche spunto di riflessione, a chi da anni va su e giù dalla bilancia, affidandosi a guru e mode del momento, suonando la fisarmonica dei chili. Lettori affetti da obesità severa e quindi con rischi per la salute rilevanti, li invito ad affrontare il problema clinicamente, in appositi centri certificati, in strutture dove l'approccio sia multidisciplinare con tanto di internista, chirurgo, endocrinologo, psicologo ecc.
2) L'avena: cereale decisamente sano (non solo buono per gli animali), decantato da sempre dagli anglosassoni,  di cui la FDA americana ha evidenziato la capacità, di ridurre l'assorbimento del colesterolo se assunta quotidianamente. Sappiate che la crusca di avena nelle diete iperproteiche viene data da un lato per sopperire un pochino alla carenza di fibre di questi regimi alimentari, dall'altro  perché carne, formaggio, uova, pesce e affettato mangiati in quantità proporzionale all'appetito (recitano in genere: quanto se ne vuole), sono si poveri di zuccheri, ma possono contenere fino al 30-40% di grassi che verranno assorbiti alla grande se non vi danno qualche cosa che ne limiti appunto l'assorbimento.
3) L'acqua:  fondamentale per la vita, costituisce circa il 75-80% del nostro corpo quando siamo pupattoli e cala poi con l'età, fino a valori intorno al 50%. Senza acqua si muore, è noto. Ma come mai nelle diete iperproteiche devi berne un sacco? Semplice: i cataboliti azotati derivanti dallo "smaltimento" delle proteine assunte in eccesso, che non servono ad una beata mazza visto che non siamo culturisti, vengono eliminati soprattuto nelle urine; quindi bere un sacco serve per continuare a fare tanta plin plin e, si spera, a garantire una adeguata eliminazione della robaccia che si sta accumulando nel corpo che potrebbe non farci poi tanto bene. 

giovedì 14 febbraio 2013

Premessa

Se state passando da queste parti e vi chiedete a cosa possa servire questo ennesimo blog, la risposta è: non lo so.

Intendiamoci, credo di sapere a cosa serva a me, ma se poi possa essere di qualche utilità ad altri, francamente non sono in grado dirlo ora. Forse, tra qualche tempo, dopo qualche post e dando un'occhiata alle statistiche, potrò fare una qualche valutazione sulla sua destinazione e sull'utilità o meno di tenerlo attivo.

Per quello che mi riguarda, invece, posso solo dire che, ulteriore internauta catturato dalla seduzione del protagonismo bloggeristico, provo a vedere cosa  succede se mi metto a scrivere un po' quello che mi passa per la testa, evitando accuratamente di parlare di politica (altri già lo fanno meglio di me), di argomenti scabrosi, soprattutto impegnandomi a non utilizzare termini (non li cito, altrimenti ...) che in genere sono oggetto di ricerche molto, ma dico molto, frequenti sui motori di ricerca che rendono molto visibile qualsiasi sito.

La sfida quindi è di vedere se qualcuno si interesserà alle varie riflessioni più o meno serie che di volta in volta verranno presentate, se qualcuno vorrà collaborare o semplicemente commentare, senza assolutamente fare pubblicità tra amici, parenti e conoscenti, chiedere di essere inserito in blogroll altrui, o smollando a destra e manca il link del sito.

Per quello che riguarda il titolo, beh, si tratta di un omaggio a Matrix ed alle possibilità che si aprono di fronte ad una scelta.

Ci sono delle regole? Si e no. Questo non è un posto per scazzottate informatiche e quindi i dibattiti sono ben accetti, ma aggressioni di qualsiasi natura a me o ad altri, interventi incongruenti, insistenti, fuori luogo, utilizzo inappropriato degli spazi digitali non verranno tollerati.  Le risse fanno già sufficientemente parte della nostra vita e non credo che debbano entrare a gamba tesa nei blog come questo che non hanno appunto l'obiettivo di favorire scontri verbali su qualsiasi argomento, purchè ci si scontri.
Troll ed affini verranno pietrificati anticipando l'alba.

Ultima cosa: ci sono blog che vengono aggiornati regolarmente, che tengono alto l'interesse proprio perchè i loro autori/collaboratori sono molto attivi nella produzione letteraria e spesso anche fotografica. Io non sono di quelli. Scrivere mi è sempre costato parecchio in termini di fatica e concentrazione, anche solo per evitare errori ortografici. Quindi se diventate dei frequentatori di queste parti, non ne abbiate male se scriverò raramente. Seguo blog di conoscenti ed amici che vengono aggiornati talora anche a distanza di mesi, ma non mi sono sentito mai nel diritto di spronarli a fare di più. Se Internet è un luogo democratico o quanto meno anarchico per architettura, non vedo perchè i blog dovrebbero essere differenti.

Ancora una piccola considerazione: non vi aspettate che qui si prenda sempre la pillola rossa, anzi, è possibile che quella blu vada spesso giù più facilmente. Però, per quanto possibile, cercherò sempre di dare un'occhiata oltre la siepe ed ogni tanto, magari, riuscirò anche ad infilarmi nella tana del coniglio.

Benvenuti quindi