Dopo l'intervento di Claudio Bisio a Sanremo di sabato sera,
non ho potuto fare a meno di andarmi a rivedere un vecchio corto di Bruno Bozzetto:
Pensatela come volete, magari queste sono a detta di alcuni (o di molti, chi può dirlo) manifestazioni di scarso patriottismo, ma per come la vedo io, noi siamo patrioti solamente quando gioca a calcio l'Italia: allora si, cantiamo anche l'inno nazionale!
Tutto il restante tempo della nostra vita, chi più chi meno si arrangia e molto spesso a danno degli altri: danneggiandoci a vicenda, non facciamo molta strada.
Il problema secondo me è la nostra educazione, ma non solo quella intesa come il non imprecare, non bestemmiare, non mettersi le dita del naso, dire grazie e prego, ecc. ecc. ecc., quanto piuttosto il senso civile dei rapporti, il rispetto della cosa pubblica che è di tutti e non di nessuno, il pensare al futuro guardando gli anni in là a venire in cui nuove generazioni dovranno vivere quanto meno nella decenza e non ad imbroccare l'affare di oggi
Due esempi semplici semplici di vita quotidiana:
1) sono in automobile a velocità spero accettabile per un centro abitato e nello specchietto retrovisore noto una macchina, che viaggia abbastanza sparata. Dico: va beh. Mi immetto in una rotonda e quando sto per uscirne dei passanti sono lì ad attraversare le strisce pedonali davanti a me, li vedo e freno con una certa energia per farli passare. Dietro vedo piombarmi nel sedere l'autovettura di cui sopra che mi schiva al pelo e l'autista strombazza alla grande, mi supera e non si pone il minimo problema dei pedoni e delle strisce.
2) L'altra sera ero in bicicletta, appesantito sul treno posteriore da una delle mie creature e quindi una volta presa velocità con questo veicolo a due ruote, approssimandomi a delle strisce pedonali, a causa della velocità raggiunta, della massa rappresentata da me con creatura e bicicletta, la forza d'inerzia messa in gioco contrasta parecchio la mia azione frenante e quindi rallento con molta fatica e non riesco a fermarmi per far passare una ragazzina che aveva cominciato ad attraversare la strada e che, vedendomi giungere un po' troppo velocemente, fa un parziale dietro front e poi, quasi ridendo, passa dietro e non davanti a me. Mi sono permesso di chiederle scusa.
Al nord, se sei sul marciapiede corrispondente alle strisce, le macchine si fermano e ti fanno passare. Non esiste alternativa comportamentale e non esiste neppure la situazione del pedone che comincia a fare il zig-zag tra leautomobili attraversando la strada ben lontano dalle suddette zebre asfaltate.
Ora, potrà essere tutta una questione di cultura generale, ritmi della vita, tutto quello che vi pare, ma mi risulta che l’art. 191 del Codice della Strada, modificato nel 2010 al comma 1 (Legge 29.07.2010 n. 120.), dica chiaramente che il conducente di un veicolo a motore, nell’avvicinarsi alle strisce pedonali prive di semafori o agenti, deve “dare la precedenza, rallentando e all'occorrenza fermandosi, ai pedoni che si accingono ad attraversare sui medesimi attraversamenti pedonali".
Questo è il nostro codice della strada, non quello di un altro paese, giusto per ricordarlo.
Ok, la bici non è un veicolo a motore, ma non credo si possa giocare al "bambina 100 punti, famiglia 450" quando ci si sposta su un veicolo mosso dalla forza motrice degli arti inferiori che può raggiungere tranquillamente una velocità di 15-30 Km/h se opportunamente lanciato anche sulle strade cittadine.
Il fatto che poi cittadino in veste di pedone, accetti la filosofia del "passo, non passo, aspetto, e dai, mi fate passare?" significa che una volta alla guida, come tutti gli altri, accetterà il principio di "aspetta, e aspetta, passo prima io che ho fretta".
Se avete voglia, leggetevi questo post in Ottagono Irregolare, semplice ed illuminante, per me.
Adesso, sempre se avete voglia, ci mancherebbe, pensate alla vostra giornata media (non mi astengo dal farlo), a tutte le azioni che entro sera avete compiuto, riflettete a quante volte avete infranto le regole, perchè "tanto non succede niente".
Io, per quello che mi riguarda, non credo di aver diritto di lamentarmi di come vanno le cose qui da noi, perchè dal più piccolo atto di vita quotidiana alla più grande decisione governativa siamo sempre e costantemente pervasi dalla nostra italianità, che il mondo così tanto ci invidia.
E voi?
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